Dazi USA al 30%: un allarme rosso per il Made in Italy e le PMI lombarde
L’ombra dei dazi USA al 30% si allunga minacciosa sul Made in Italy e, in particolare, sulle micro e piccole imprese (PMI) che costituiscono la spina dorsale del nostro sistema produttivo. Una mossa di questa portata avrebbe conseguenze devastanti per l’export italiano, soprattutto per le realtà che guardano al mercato americano come sbocco fondamentale. Le nostre imprese, in particolare quelle di Varese, Como, Lecco e Monza Brianza, sono già alle prese con le sfide attuali e la debolezza del dollaro.
L’impatto diretto e indiretto dei dazi USA sulle PMI esportatrici
Per le micro e piccole imprese italiane, l’export verso gli Stati Uniti rappresenta quasi un sesto del totale delle esportazioni, una quota significativa che supera persino quella delle esportazioni complessive verso l’altra sponda dell’Atlantico. Questo dato, di per sé allarmante, non tiene conto dell’altrettanto rilevante export indiretto: molte MPI, infatti, contribuiscono alla filiera del Made in Italy fornendo componenti o semilavorati a imprese più grandi che poi esportano all’estero. Un aumento dei dazi colpirebbe quindi a cascata l’intero sistema, danneggiando anche chi non esporta direttamente negli USA.
Considerando le province di Varese, Como, Lecco e Monza Brianza, la vocazione all’export è forte in settori chiave come la manifattura, il tessile, l’arredamento e la meccanica, che beneficiano notevolmente delle relazioni commerciali con gli Stati Uniti. Un simile scenario tariffario metterebbe a rischio migliaia di posti di lavoro e la capacità di investimento di queste imprese.
La posizione: un’Europa unita per la salvaguardia degli scambi
La preoccupazione per questa situazione è stata espressa in merito alla lettera inviata dall’amministrazione americana alla Presidente della Commissione Europea. Come sottolineato, “quasi il 90% delle imprese che portano il Made in Italy nel mondo sono micro e piccole, e ci sono altre 90mila aziende che hanno le caratteristiche per esportare”.
Per questo, è assolutamente necessario che l’Europa si mostri unita e forte nell’affrontare un negoziato così complesso e delicato. L’obiettivo primario deve essere quello di salvaguardare il sistema degli scambi commerciali e garantire la stabilità economica a livello globale, scongiurando una guerra commerciale che penalizzerebbe tutti.